Alle tre “R” dello sviluppo sostenibile (reduce, riuse and recycle), se ne aggiunge una quarta già presente nella Comunicazione della Commissione UE del 2015 recante il Piano d’azione UE per l’economia circolare. È la “R” di “riparabile”, riferita agli oggetti della futura nostra società circolare che, stante alle indicazioni di Bruxelles, dovrebbero essere più facilmente riparabili, ritardando così il loro fine-vita e prolungando la loro utilità.
La riparabilità, caratteristica virtuosa degli oggetti del futuro, contrasta l’obsolescenza programmata e investe di responsabilità il progettista del bene che dovrà facilitarne il disassemblaggio e la facilità di rimozione della parte guasta per verificarne, appunto, la riparabilità o la sostituzione.
Questa indicazione della Commissione europea, che da pochi giorni è stata riproposta in un’iniziativa che ha come oggetto la rivisitazione della direttiva sulla vendita di beni ha sicuramente un certo impatto sull’industria manifatturiera in quanto comporta uno sforzo di progettazione del bene nell’ottica della sua riparabilità.
L’iniziativa promossa dalla Commissione promuove in generale un uso più sostenibile dei beni nel loro ciclo di vita. Incoraggerà i consumatori a compiere scelte più sostenibili fornendo incentivi e strumenti per utilizzare i beni per un periodo più lungo, anche riparando i prodotti difettosi.
Inoltre, intende:
Ci sarà tempo fino al 5 aprile 2022 per inviare commenti sull’argomento usufruendo della piattaforma dedicata nel sito della Commissione. La consultazione pubblica è aperta a tutti i portatori di interesse.
I commenti rinvenuti concorreranno a delineare la proposta di modifica della direttiva sulla vendita di beni ed eventuale nuova proposta legislativa distinta sul diritto alla riparazione.
Risulta interessante sottolineare che la nuova legislazione potrebbe quindi sancire il diritto del consumatore a chiedere la riparazione dei beni acquistati.
Il Consiglio EU ha accolto con favore l'iniziativa sul "diritto alla riparazione" con l'obiettivo di promuovere riparazioni più sistematiche, anche al di là del periodo di responsabilità, a un costo ragionevole. Questa iniziativa porterà a una proposta sul diritto alla riparazione, come indicato dal Presidente della Commissione UE nella lettera di intenti al Parlamento UE. L'iniziativa creerà inoltre sinergie con altre iniziative, come quelle relative ai prodotti sostenibili, all'elettronica circolare e alla responsabilizzazione dei consumatori nella transizione verde, nonché con i regolamenti di esecuzione della progettazione ecocompatibile specifica per prodotto.
Nella documentazione a corredo dell’iniziativa si legge che le imprese hanno un interesse economico limitato a produrre o fornire beni più sostenibili dal punto di vista ambientale; le iniziative della Commissione sul versante dell'offerta punteranno ad affrontare questo problema. I consumatori disporranno di maggiori informazioni per operare una scelta sostenibile al momento dell'acquisto dei beni. Tuttavia, una volta acquistati i beni, la scelta del consumatore quanto alla durata del loro uso è fondamentale per garantire un ciclo di vita sostenibile. Attualmente numerosi prodotti non vengono usati per il proprio intero ciclo di vita potenziale e diventano rifiuti prima del suo termine. Alcuni studi dimostrano che negli ultimi anni la durata di vita di molti prodotti è in calo; i consumatori possono svolgere un ruolo importante per invertire questa tendenza.
In primo luogo, per i prodotti difettosi al momento della consegna, la direttiva conferisce ai consumatori il diritto di scegliere (durante il periodo di responsabilità legale) tra due opzioni: fare riparare i prodotti dal venditore o farli sostituire. Nella pratica, solitamente i consumatori optano per la sostituzione.
In secondo luogo, i consumatori non vengono incentivati ad acquistare beni usati o rigenerati. Al di là della direttiva, quando i consumatori non possono beneficiare dei rimedi previsti dal periodo di responsabilità legale (ad esempio perché il difetto è stato causato da essi stessi o il periodo di responsabilità legale è scaduto), spesso si trovano ad affrontare notevoli difficoltà nel riparare i beni, cosa che spesso li porta a gettarli via prematuramente (ad esempio perché dissuasi dai costi di riparazione, talora vicini o addirittura superiori al prezzo di un prodotto nuovo).
Anche l'atteggiamento spesso avverso dei consumatori nei confronti dei beni di seconda mano o rigenerati causa una riduzione della durata di vita dei beni, con ripercussioni negative sull'ambiente. L'iniziativa mira ad affrontare questi problemi attraverso misure mirate ai consumatori e pertinenti, con l'obiettivo generale di prolungare la vita utile dei beni. L'approccio adottato dall'iniziativa cercherà inoltre di creare sinergie con altre iniziative in corso in materia di progettazione ecocompatibile.
Oltre allo scenario di base (nessun cambiamento), saranno prese in considerazione le seguenti opzioni strategiche (le opzioni sono cumulative):
Opzione 1) Intervento limitato al minimo - impegni volontari: incoraggiare le imprese a impegnarsi volontariamente nella riparazione di beni che hanno un impatto negativo significativo sull'ambiente e promuovere l'acquisto di beni di seconda mano e rigenerati.
Opzione 2) Intervento moderato:
Subopzioni 2A) Proroga del periodo di garanzia legale: i) per i beni nuovi che i consumatori scelgono di riparare invece che di sostituire; e/o ii) per i beni di seconda mano e/o rigenerati (modifiche della direttiva).
Sub-opzioni 2B) Rendere la riparazione l'opzione preferita qualora la riparazione sia meno o ugualmente costosa rispetto a una sostituzione (modifica della direttiva); obbligare i produttori o i venditori a riparare i beni oltre il periodo di garanzia legale a un prezzo ragionevole (nuovo diritto di riparazione nell'ambito della direttiva o di uno strumento separato).
Opzione 3) Intervento massimo:
Sub-opzione 3A) Limitare la scelta dei rimedi da parte dei consumatori dando la priorità alla riparazione rispetto alla sostituzione (modifica della direttiva); obbligare i produttori o i venditori a riparare i beni oltre il periodo di garanzia legale, in alcuni casi gratuitamente (nuovo diritto di riparazione nell'ambito della direttiva o di uno strumento separato).
Sub-opzione 3B) Proroga del periodo di garanzia legale oltre l'attuale periodo minimo di 2 anni (modifica della direttiva).
Sub-opzione 3C) Consentire al venditore di sostituire i prodotti difettosi con beni rigenerati piuttosto che con beni nuovi (modifica della direttiva). Inoltre, la Commissione accoglie con favore le opinioni che sostengono la necessità e caldeggiano l'elaborazione di ulteriori misure legislative e non legislative volte a promuovere l'uso sostenibile dei beni ed atte ad influenzare l'attuale rapporto tra consumatori e imprese, con l'obiettivo di prolungare la vita utile dei beni.
I principali portatori d'interessi sono il pubblico e le imprese dell'UE, i fabbricanti di prodotti, i venditori, i fornitori di servizi di riparazione e le imprese attive nei mercati della rigenerazione e dell'usato. Sono previste le seguenti attività di consultazione:
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